Diari
By Laura Zammarchi
12/10/2026

Tre amiche sul Cammino di Oropa: tra passi, risate e seconde colazioni.

E mentre il resto del mondo sembra andare avanti lontano, quasi in pausa rispetto a te, hai la sensazione di scavarti dentro e conoscerti ogni giorno un pochino di più

Tre amiche, tre giorni e una regola: mai saltare la seconda colazione. Sul Cammino di Oropa, da Santhià al Santuario, Laura ci racconta il suo cammino tra risate, vesciche e pause caffè. Questo è il racconto della loro avventura, con le gambe stanche e ancora tanta voglia di stare insieme. E sì, alla fine anche una bella porzione di polenta concia. Pronti a mangiare…eemh camminare con loro?

Introduzione

Erano mesi che bazzicavo su Internet e sfogliavo la mia preziosa guida di “Cammini d’Italia”, con un sacco di pagine spiegazzate a mo’ di segnalibri, alla ricerca dell’ispirazione giusta per una nuova partenza. Ne avevo davvero bisogno: erano passati ormai due anni dal mio ultimo cammino (la Grande Traversata Elbana) e sentivo forte la voglia di rimettermi in marcia con il mio zaino e le mie bacchette. Avevo così voglia di partire che mi stavano iniziando a mancare anche le vesciche.

Poi, finalmente, un giorno mi decisi: basta rimandare, stavolta prenoto. Mi ero detta che sarei partita comunque, da sola o in compagnia.

Trovate quelle che sarebbero poi diventate le mie fantastiche compagne ufficiali di viaggio, organizzare il resto è stato semplice. In poco tempo avevo prenotato tutti gli alloggi e definito le tappe. Poche volte ho avuto idee così chiare: volevo completare il cammino in tre giorni, concedermi sistemazioni comode (perché l’avventura va bene, ma il riposo resta fondamentale) e partire in quel piccolo spiraglio di tempo libero incastrato tra i mille impegni della quotidianità. Il mio entusiasmo era decisamente palpabile.

Dopo un paio di mesi di attesa, il giorno fatidico è finalmente arrivato. Così, venerdì 1° maggio, verso le 17, siamo partite in direzione Santhià, con tutta la calma necessaria per arrivare tranquille ed essere pronte e cariche per il primo giorno di cammino. La prima struttura ad accoglierci è stata il G&G di Giusy e Gabry: pulitissimo, accogliente, e con dei proprietari gentilissimi che ci hanno anche consigliato qualche posto dove cenare nei dintorni. Poche chiacchiere (circa), la prima di una lunga serie di partite a carte, qualche passo di danza improvvisato e poi tutte a dormire. Il cammino ci aspettava.

La partenza

Tappa 01: Santhià – Zimone

Il grande momento era finalmente arrivato.

Dopo una colazione bella sostanziosa (ci tengo a precisare che viaggiavo con due nutrizioniste, quindi l’integrazione era tanto accurata quanto abbondante) siamo salite in macchina direzione stazione di Santhià, così da lasciarla lì e ritrovarcela comodamente al ritorno in treno da Oropa.

Le nostre tre camminatrici stanno per percorre il Cammino di Oropa della Serra. Ma hai mai sentito parlare dei tanti cammini che portano ad Oropa. Ne abbiamo scritto un articolo qui!

Raggiunto il cartello di partenza, tutto è iniziato davvero: un mix di euforia, adrenalina e quella leggera agitazione che accompagna sempre le esperienze più intense. Perché una delle cose che rende speciale questo tipo di viaggio è proprio questa: puoi organizzare tutto nei minimi dettagli, ma l’imprevisto è sempre dietro l’angolo… ed è esattamente questo il suo bello.

La prima tappa prevedeva l’arrivo a Zimone, per un totale di circa 25 chilometri di cammino. Poco dopo esserci lasciate il paese alle spalle, abbiamo trovato un piccolo angolo di paradiso: l’Oasi del Pellegrino, dove ci hanno accolte con caffè e biscotti. E chi eravamo noi per rinunciare?

In cammino

La giornata era splendida: il cielo limpido e un venticello leggero ci tenevano compagnia e rendevano il caldo decisamente più sopportabile… anche se non abbastanza da far sparire la fatica. Il percorso era pianeggiante e piacevole, ma le prime vesciche non hanno tardato a comparire, insieme ai classici fastidi alle spalle. D’altronde, fa parte del gioco. Dopo aver ritirato le credenziali a Roppolo e attraversato il suggestivo Bosco degli Elfi, tra giardini incantati e scorci fiabeschi, abbiamo raggiunto Viverone per una pausa pranzo veloce ma assolutamente necessaria. Con il sole ormai alto, siamo ripartite percorrendo la strada panoramica che, passando per il Ricetto di Viverone, ci ha accompagnate negli ultimi chilometri della giornata fino a Zimone. Ad accoglierci abbiamo trovato “Il Glicine”, una struttura immersa nella quiete, un piccolo angolo di pace dove abbiamo potuto rilassarci nel prato, sonnecchiare, continuare le nostre partite a carte e renderci un minimo presentabili per la cena nell’unico ristorante del posto, per il quale farei una menzione speciale data la bontà (e la quantità) delle portate.

Pranzo a Zimone

Un connubio perfetto di piatti tipici biellesi che ci ha conciliato il sonno fino alla mattina dopo.

Arrivo a Zimone

Tappa 02: Zimone – Sordevolo

Colazione a Zimone

La sveglia suona presto, ma oggi c’è un motivo più che valido: ci aspettano ben 30 chilometri. Una tappa lunga, intensa, di quelle che mettono alla prova più la testa che le gambe. Non tanto per i dislivelli, quanto per la quantità di strada da macinare passo dopo passo. Per fortuna una ricca colazione ci dà la giusta carica per ripartire, anche se la vera domanda è: vuoi davvero rinunciare a fermarti a Magnano per un altro cappuccino? Ovviamente no.

Archiviata anche la “seconda colazione”, riprendiamo il cammino con passo deciso verso Torrazzo, dove facciamo scorta per il pranzo in un piccolo negozio di alimentari con una selezione di formaggi assolutamente degna di nota.

Pausa pranzo

Il percorso continua alternando boschi, prati e tratti su strada, mentre i chilometri iniziano lentamente a farsi sentire. Arriviamo a Donato già piuttosto stremate e decidiamo, con grande spirito di sacrificio, di concederci l’ennesima pausa caffè, rimandando ancora un po’ il pranzo. Ripartiamo quasi in silenzio, concentrate solo sul mettere un piede davanti all’altro, fino a raggiungere Netro dove, finalmente, ci concediamo sull’imbocco di una stradina laterale trenta minuti veri di pausa e ristoro. Sono le 14:30 e nella nostra testa c’è un solo obiettivo: arrivare a Graglia il prima possibile.

Perchè percorre il cammino di Oropa? Ecco alcuni motivi!

Il tratto successivo ci regala meravigliosi saliscendi e anche una delle soste più insolite del cammino: la sosta del pellegrino, che merita assolutamente qualche minuto di esplorazione. Niente spoiler però, certe cose vanno scoperte sul posto.

Sosta del Pellegrino

Quando il Santuario di Graglia compare davanti a noi sembra quasi un miraggio. Peccato solo che non rappresenti la fine della giornata. Quindi, inevitabile, altra tappa caffè ormai fuori controllo e poi di nuovo in marcia, veloci come gazzelle… più o meno.

Con le ultime energie rimaste raggiungiamo finalmente Sordevolo alle 17:15, decretando ufficialmente la fine della seconda tappa con una meritata birra fresca al bar della piazza.

Inutile dire che fare in ciabatte i 500 m per raggiungere il ristorante per la cena è stata letteralmente una tortura, ma eravamo felici e finalmente rilassate per aver concluso la nostra seconda giornata di cammino.

Tappa 03: Sordevolo – Santuario di Oropa

L’ultima sveglia ha sempre un sapore un po’ più amaro. Non tanto per gli ultimi chilometri da affrontare, tutti in costante salita, ma perché sai già che dal giorno successivo tutto tornerà alla solita routine. E lasciare la dimensione del cammino, anche dopo pochi giorni soltanto, è sempre più difficile di quanto si immagini. Forse anche per questo decidiamo di regalarci (assolutamente non volontariamente) circa due chilometri extra pur di rispettare la nostra ormai sacra “seconda colazione”. A Pollone, infatti, l’unico bar aperto di lunedì si trovava esattamente dalla parte opposta rispetto al sentiero per Oropa… e soprattutto in ripida discesa. Facile intuire quanto sia stato divertente il rientro sul tracciato.

Riprendiamo il cammino con decisione, attraversando boschi, pascoli e panorami incantevoli, accompagnate soltanto dal rumore del vento. Arrivate alla deviazione scegliamo la variante della Tramvia: volevamo raggiungere Oropa per mezzogiorno e, considerando il tempo incerto, ci sembrava la scelta migliore. Gli ultimi chilometri si fanno sentire tutti. Le gambe accusano inevitabilmente la lunga tappa del giorno precedente e poco prima dell’arrivo ci concediamo un’ultima pausa snack, quasi a voler rallentare ancora un po’ la fine di questa esperienza.

Finalmente eccola apparire, la strada che sale verso il Santuario. Trovati i primi cartelli che indicano l’avvicinarsi della meta, il cuore inizia ad accelerare. Ancora pochi passi, una svolta a sinistra… ed eccolo finalmente davanti a noi.

L’entusiasmo è fortissimo. Quasi iniziamo a correre per la voglia di arrivare sotto quell’arcata, racimolando nelle gambe una forza che non pensavamo di avere più. E così, insieme, concludiamo questo nuovo, meraviglioso cammino. Il momento delle foto è sempre il più complicato: un po’ per le facce segnate dalla stanchezza, un po’ per l’emozione difficile da contenere. Eppure immortalare quell’istante diventa fondamentale, perché certi momenti meritano di essere custoditi.

Santuario di Oropa

Ma sapete cos’è stato ancora più bello? La polenta concia mangiata subito dopo. Buonissima, ma soprattutto meritatissima: quasi una coccola necessaria per rimandare ancora un po’ il ritorno a casa e alla quotidianità.

Il giusto premio per la fine: polenta concia

Perché camminare ti porta in una dimensione tutta sua, dove il tempo si dilata e smetti di contare le ore che passano, iniziando invece a misurare le giornate in chilometri percorsi. Una dimensione in cui capisci che, in fondo, serve davvero poco per stare bene: l’aria aperta, i paesaggi pieni di colore, le risate, i racconti e anche i silenzi condivisi con chi cammina accanto a te. La genuinità delle persone incontrate per caso, il senso di pace che nasce dal concentrarti solo sui passi e sul respiro. È un luogo in cui riesci a lasciare uscire la parte più autentica di te, senza filtri e senza maschere. Dove sei stanca, affaticata, e ti ritrovi a raccontare un torto subìto in seconda elementare o le paure per il futuro, per poi, un attimo dopo, cantare a squarciagola i Pinguini Tattici Nucleari. E mentre il resto del mondo sembra andare avanti lontano, quasi in pausa rispetto a te, hai la sensazione di scavarti dentro e conoscerti ogni giorno un pochino di più. Spensieratezza e profondità, mischiate insieme, per farti camminare con lo zaino pesante ma il cuore leggero.

Articolo di
Laura Zammarchi

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